Il sorprendente incontro tra neuroscienze, memoria e algoritmi Ti è mai capitato di ricordare perfettamente il ritornello di una canzone ascoltata vent'anni fa, ma di dimenticare una password creata la settimana scorsa? Oppure di ricordare l'odore di una casa visitata da bambino, ma non dove hai parcheggiato l'auto ieri? Se la risposta è sì, non sei distratto. Non stai invecchiando male. E probabilmente non hai nemmeno un problema di memoria. La verità è molto più affascinante. Il nostro cervello non è stato progettato per ricordare tutto. È stato progettato per dimenticare quasi tutto . E, sorprendentemente, questo principio non è così diverso da quello che oggi guida molti algoritmi di intelligenza artificiale. Il cervello umano: una macchina che seleziona Per molto tempo abbiamo immaginato la memoria come una biblioteca. Un luogo in cui ogni esperienza viene archiviata e conservata. Le neuroscienze moderne raccontano una storia diversa. Secondo numerosi st...
C’è un nuovo attore seduto al tavolo delle trattative Non parla, non suda, non esita. Calcola. E mentre noi continuiamo a pensare alla negoziazione come a un’arte umana — fatta di intuizioni, pause, sguardi, compromessi — gli algoritmi stanno imparando a farlo meglio, più velocemente, più freddamente . Benvenuti nell’era della negoziazione algoritmica . Dal “ti faccio un’offerta” al “ti faccio un modello” Per secoli abbiamo negoziato con persone. Oggi negoziamo con sistemi che: analizzano migliaia di scenari in millisecondi prevedono le nostre mosse ottimizzano il risultato per obiettivi che non sempre conosciamo apprendono dalle nostre esitazioni La trattativa non è più un confronto tra volontà, ma tra strategie computazionali . E questo cambia tutto. L’algoritmo non vuole vincere: vuole massimizzare La differenza è sottile ma decisiva. Un essere umano vuole “vincere” una negoziazione. Un algoritmo vuole massimizzare una funzione obiettivo . E se quella funzione non è trasparent...