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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

Il cervello umano e l'IA hanno lo stesso segreto: dimenticare

  Il sorprendente incontro tra neuroscienze, memoria e algoritmi Ti è mai capitato di ricordare perfettamente il ritornello di una canzone ascoltata vent'anni fa, ma di dimenticare una password creata la settimana scorsa? Oppure di ricordare l'odore di una casa visitata da bambino, ma non dove hai parcheggiato l'auto ieri? Se la risposta è sì, non sei distratto. Non stai invecchiando male. E probabilmente non hai nemmeno un problema di memoria. La verità è molto più affascinante. Il nostro cervello non è stato progettato per ricordare tutto. È stato progettato per dimenticare quasi tutto . E, sorprendentemente, questo principio non è così diverso da quello che oggi guida molti algoritmi di intelligenza artificiale.  Il cervello umano: una macchina che seleziona Per molto tempo abbiamo immaginato la memoria come una biblioteca. Un luogo in cui ogni esperienza viene archiviata e conservata. Le neuroscienze moderne raccontano una storia diversa. Secondo numerosi st...

Quando a negoziare non siamo più noi: l’era delle decisioni algoritmiche

  C’è un nuovo attore seduto al tavolo delle trattative Non parla, non suda, non esita. Calcola. E mentre noi continuiamo a pensare alla negoziazione come a un’arte umana — fatta di intuizioni, pause, sguardi, compromessi — gli algoritmi stanno imparando a farlo meglio, più velocemente, più freddamente . Benvenuti nell’era della negoziazione algoritmica . Dal “ti faccio un’offerta” al “ti faccio un modello” Per secoli abbiamo negoziato con persone. Oggi negoziamo con sistemi che: analizzano migliaia di scenari in millisecondi prevedono le nostre mosse ottimizzano il risultato per obiettivi che non sempre conosciamo apprendono dalle nostre esitazioni La trattativa non è più un confronto tra volontà, ma tra strategie computazionali . E questo cambia tutto. L’algoritmo non vuole vincere: vuole massimizzare La differenza è sottile ma decisiva. Un essere umano vuole “vincere” una negoziazione. Un algoritmo vuole massimizzare una funzione obiettivo . E se quella funzione non è trasparent...

Quando la tecnologia inizia a "comprenderci": il momento in cui l’AI "diventa umana"

C’è un istante — difficile da catturare, quasi impercettibile — in cui la tecnologia smette di essere un insieme di funzioni e inizia a diventare un interlocutore. Non un sostituto dell’umano, ma un riflesso dell’umano. È un passaggio che non avviene quando un algoritmo supera un benchmark, né quando un modello linguistico produce un testo impeccabile. Accade quando la tecnologia inizia a leggere le nostre esitazioni , a interpretare le pause, a intuire ciò che non abbiamo ancora trovato il coraggio di dire. È il momento in cui l’AI smette di stupire e comincia a capire. Dai dati alle sfumature: l’AI che ascolta davvero Negli ultimi anni, la ricerca ha mostrato una direzione chiara: i sistemi di intelligenza artificiale stanno diventando sempre più capaci di cogliere segnali sottili, contestuali, emotivi. Studi come quelli di Rosalind Picard sul computing affettivo (MIT Media Lab) hanno aperto la strada a un’idea radicale: le macchine possono riconoscere emozioni non per imitarci, m...